17 marzo 2026
THE DETACHMENT
di Tony Kaye (2011 – 1 ora e 37 minuti)
Titolo italiano: Detachment – Il distacco
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: drammatico
Lingua: inglese
Interpreti: Adrien Brody (Henry Barthes), James Caan (Charles Seaboldt), Marcia Gay Harden (preside Carol Dearden), Christina Hendricks (Sarah Madison), Lucy Liu (dottoressa Doris Parker)
Trama: Henry Barthes, supplente di letteratura al liceo, è un uomo solitario che porta dentro di sé un’antica ferita. Quando assume un nuovo incarico in una scuola di periferia, viene a contatto con una nuova realtà attraverso gli studenti, gli altri insegnanti ed Erica, una prostituta adolescente scappata di casa, che romperà gli argini e azzererà la distanza che aveva posto tra lui e il mondo…
Commento: Tony Kaye, regista di “American History X” (1998), Greg Shapiro, produttore di “The Hurt Locker” di Kathryn Bigelow (2008) e lo straordinario Adrien Brody, che interpreta il supplente Henry Barthes, ci offrono con “The Detachment” un’opera importante da non perdere. Attraverso le vicende del protagonista e una narrazione intensa e coinvolgente, il regista ci mostra la quotidianità di insegnanti e studenti che vivono in uno dei tanti contesti a rischio degli Stati Uniti, offrendoci una panoramica cruda ed estremamente illuminante. Una delle riflessioni più potenti che emergono dal film riguarda il ruolo fondamentali della pedagogia in tali contesti: eroi invisibili e insostituibili, gli insegnanti svolgono un ruolo fondamentale per società e la vita di ciascuno di noi, e si trovano spesso a confrontarsi con studenti problematici e situazioni complesse. Ritratto non convenzionale e forse unico del sistema di istruzione americano, la narrazione filmica è pervasa da un senso malinconico che accompagna tutti i personaggi, sprofondati in un senso di vuoto rappresentato anche dalla scena finale della pellicola che richiama apertamente il racconto gotico “The fall of the house of Usher” di Edgar Allan Poe (1839), in cui lo scrittore esplorava temi come la follia e l’isolamento, facendo culminare il racconto nel crollo della dimora e nella fine dell’antica stirpe. Ancora una volta Tony Kaye dimostra di saper fotografare con drammatica lucidità le piaghe di un’America che invece di costruire il proprio futuro su basi solide come l’istruzione e la famiglia, pensa solo ad aspetti economici e alla politica internazionale, trascurando l’unica cosa per cui valga la pena lottare: i giovani. Quindici anni dopo, possiamo dire che il regista aveva messo a fuoco una fondamentale criticità della società americana, e non solo, offrendo nel contempo anche una soluzione per cercare di evitare il verificarsi di accadimenti tragici quali quelli che stiamo vivendo nella nostra contemporaneità.
